Dogliani: terra di vini,
di artigianato, di antiche fiere, sagre e mercati.
Questo paese della Langa, a cavallo tra monregalese
ed albese, in una terra che da sempre intrattiene saldi legami con il
paesaggio, mantiene ancora oggi la caratteristica fisionomia urbanistica
che la storia e la mano dell'uomo hanno disegnato dalle sue origini.
Situata in una conca naturale, attorniata da colline
dalla conformazione mai uniforme, Dogliani è considerata la
capitale delle Langhe sud-occidentali.
L'agglomerato urbano, posto a 300 metri di altitudine sul livello
del mare, si addensa intorno all'alveo del torrente Rea, affluente
di destra del Tanaro nei pressi di Monchiero, e si distingue nettamente
in due aree edificate: una inferiore, il Borgo, sul fondovalle bagnato
dal fiume, ed una superiore, il Castello. Il paese si presenta quindi
con due centri storici ben conservati, simbolo di ciò che qui
hanno recato la storia e le vicende dell'uomo: uno più vivace
commercialmente e l'altro, sull'altura sovrastante, che conserva, ancora
quasi intatta, la sua fisionomia di "ricetto" medioevale.
Oltre ai due più antichi borghi all'interno della cinta muraria,
Borgo e Castello, la Dogliani di oggi è costituita dai borghi
periferici Airali, San Quirico e San Rocco, cresciuti grandemente nel
dopoguerra.
A caratterizzare Dogliani è l'originalità dello
stile architettonico, con cui Giovanni Battista Schellino, stravagante
agrimensore e architetto autodidatta cresciuto alla Spina, una minuscola
frazione della campagna doglianese, nella seconda metà dell'Ottocento
segnò il tessuto della città, progettandone il volto
monumentale: un tripudio eclettico di cupole neoclassiche e guglie
neogotiche, torri medioevali e scenografie wagneriane.
La personalità architettonica di Dogliani non trova infatti
rispondenza in Langa, poichè l'eclettismo di questo illustre "urbanista" ha
attribuito alla città angoli insoliti e assolutamente estranei
ai canoni, agli stili e al senso comune di allora.
Già da lontano... «appare il Santuario della Madonna
delle Grazie ..., poco oltre i campaniletti...,
le rosse costruzioni schellinate sul Castello.
Per chi attraversi il ponte sul fiume Rea,
la Chiesa dei Santi Quirico e Paolo ... si presenta defilata secondo
una prospettiva da trattato. Sullo sfondo di ciò che resta del
convento dei Carmelitani, la mole della chiesa si spezza, ma si "enfatizza",
sul grande pronao a colonne laterizie.
Chi segue la provinciale può vedere sullo sfondo, di lato a
destra, la mole rossa e compatta dell'Ospedale
... e poi, girata la curva, la Torre delle
scuole e del comune o Torre dei cessi; subito sopra, il borgo Castello...
con la Torre comunale merlata di Schellino
o Torre dell'orologio; ...poi il Ricovero, dalle traforate occhiaie
e dai profondi loggiati a volta.
Arrivando a borgo Castello gli appare la bianca Chiesa dell'Immacolata...,
un po' occultata dal lavatoio in cemento. Salendo
ancora lungo la statale... la cinta del Cimitero
schelliniano, con le guglie a cornice dell'ingresso.
...A poco a poco... i Piloni [Nuova finestra]
della Via Crucis che accompagnano al Santuario
delle Grazie... quattordici, tutti tra loro
diversi: lo stile richiama il soggetto rappresentato. A metà della
salita, sul bivio per Farigliano... in alto,
la chiesa barocca di Sant'Eleuterio, acrobaticamente conservata fra
due grandi muri d'ala ricurvi, costruiti da Schellino. ... Salendo
ancora per la strada della Riviera, l'episodio dei piloni diventa più evidente,
nel paesaggio scosceso e libero della Langa:
per concludersi così, tra i vigneti,
nel Santuario della Madonna delle Grazie».
Dogliani è sempre stata un importante centro agricolo ed ancora
oggi, nonostante una positiva crescita dell'artigianato locale, è fortemente
caratterizzata da una economia tradizionale: sulla cittadina gravitano
una decina di comuni minori e il suo mercato diventa punto di incontro
e di trattative per l'intera produzione dell'area.
Gli uomini rimasti fedeli
alla vigna sembrano infatti aver fatto tesoro
degli insegnamenti che Luigi Einaudi, l'illustre
economista e statista, Doglianese di fatto, che tra il 1945 e il 1948
ridisegnò l'Italia
e che in seguito divenne il primo Presidente della Repubblica fino
al 1961, annotava negli appunti dedicati alla conduzione aziendale. «Si
vive con il frutto del proprio lavoro personale. Se c'è un reddito...,
prima bisogna pensare a rinnovare i piantamenti...
e fare tutti i vari lavori di conservazione e miglioramento dei terreni
e delle case rustiche».
La lezione è stata fatta propria dai vitivinicoltori e cantinieri
Doglianesi. Infatti, nonostante la struttura
aziendale sia per lo più minuta,
la sua organizzazione è di tipo imprenditoriale e gli investimenti
operati in vigneto e in cantina sono orientati
a ottimizzare la qualità delle
produzioni. Per i vignaioli della Langa doglianese,
secoli di storia del loro vino non costituirebbero motivo di orgoglio
se oggi il Dolcetto di Dogliani non fosse presente in tutti i luoghi
dove si tratta vino di qualità.
Dogliani è un ridente paese piemontese, in provincia di Cuneo,
di origine preromana, che nel Medioevo è stato un importante
borgo fortificato e che territorialmente contrassegna l'estremità sud-occidentale
della Bassa Langa settentrionale.
L'agglomerato urbano è costituito essenzialmente da due aree,
edificate in altrettanti centri storici ben definiti: il rione Castello,
ovvero la parte medioevale dell'abitato, situata su di un'altura a
335 metri sul livello del mare, e il rione Borgo, che è la parte
moderna e più vivace dal punto di vista commerciale della cittadina
e che si sviluppa lungo la valle del torrente Rea.
Il volto della Dogliani di oggi è il risultato della mano esperta
di G.B. Schellino, l'eclettico architetto doglianese
che nella seconda metà dell'Ottocento caratterizzò profondamente
con il suo indubbio estro creativo l'assetto urbanistico della Dogliani
dell'epoca.
A partire dal 1852, anno a cui risale il primo progetto della chiesa
parrocchiale dei Santi Quirico e Paolo al Borgo e fino al 1887, in
cui venne ricostruita la copertura della cupola della chiesa stessa,
le opere schelliniane disegnarono la caratteristica fisionomia del
paese.
Dogliani è sempre stata un importante centro agricolo, luogo
privilegiato per il passaggio e gli scambi,
e le sue vigne producono una qualità molto rinomata di Dolcetto,
resa famosa nell'immediato dopoguerra dallo stabilimento enologico
di un altro doglianese illustre, il Presidente della Repubblica dell'epoca
Luigi Einaudi, e celebrata a settembre da una famosa sagra paesana.